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Laura Vecere

novembre 1995
Evelien La Sud è figlia di due culture, l'Oriente e l'Occidente, il Taoismo e il Cattolicesimo, olandese/indonesiana si é fermata a vivere in Toscana dopo avere incontrato l'opera di Piero della Francesca, allusione questa ad un ulteriore piano di incontro di culture.
L'elencazione di attributi fin qui fatta, già delinea i contorni di un personaggio dai molteplici aspetti, tutti inscindibilmente intrecciati insieme, a volte in giochi di contrapposti, a volte riconciliati in armonia. La litania degli attributi conduce nella regione dei miti laddove ogni dio o dea o ninfa mostra volto sempre multiforme e prepotentemente contraddittorio, soprattutto se vagliato da un principio di logica lineare.
Nelle storie mitiche i sentieri delle differenti versioni si intrecciano in un groviglio indistricabile, ma il groviglio non chiede di essere districato né, tanto meno, una versione desidera diventare egemone sulle altre, le diverse versioni sono per loro natura tutte plausibili e tutte coesistenti.
Il paragone mito-logico si pone come inevitabile per approcciare una logica come quella che propone all'attenzione la personalità e il lavoro di Evelien La Sud, così ribelle ad una canonizzazione di ruoli. Se lasciamo cadere la metafora del mito ci si porgerà subito quello della maga, facciamo un'altro giro e si prospetterà l'artista. I termini sono intercambiabili.
Medea fu uno dei primi soggetti di conversazione tra noi. Medea era stata una immagine femminile di riferimento nel lavoro, e forse, anche nella vita di Evelien. Era Medea che urgeva dietro le tuniche di carta, una Medea rivissuta e amata attraverso il volto di Maria Callas, indimenticabile Medea pasoliniana. Non era estraneo alla fascinazione di questo personaggio uno strano gioco di analogie. Una sacerdotessa maga venuta dall'Asia che per amore dell'eroe tradisce la sua patria e i suoi familiari. La lacerazione della tragedia é quella legata ad una opposizione di culture. Medea é detentrice di una conoscenza arcaica premoderna, che si contrappone e viene soffocata dal nascente razionalismo della cultura occidentale impersonata da Giasone. Nello scontro tra le due culture é quella di Medea ad essere negata, fuori della patria ha perduto il carisma della sacerdotessa per divenire maga. Simbolo di poteri che la razionalità ha allontanato dal proprio orizzonte conoscitivo e che per questo divengono ancora più occulti Medea è temuta non amata, poteri spaventosi che la razionalità ha allontanato dal proprio orizzonte conoscitivo e che per questo divengono ancora più bui e misteriosi. La figlia della terra si sente rinnegata dai figli della ragione.
Medea vede gli Argonauti costruire le capanne senza un rituale di fondazione e di orientazione. il legame con la terra é omai lontano, Medea inorridisce in forma di una attitudine terrestre il nesso che lega il mito alla realtà, la capacità di far generare i frutti
della terra è la stessa che genera le forme della architettura, non è, un caso fortuito se in tutti i miti di origine di tale arte si ritrovino analogie con le forme naturali, analogie che stanno ad indicare la sua genesi terrestre, quasi fosse una nuova specie di infiorescenza cristallizzata; una seconda natura che sulla prima si innesta per accrescere la bellezza.
Gli atti compiuti da Evelien La Sud si allineano nella stessa direzione: prima la costruzione della casa, poi la creazione dell'orto: due innesti sul corpo vivo della terra. Il fermarsi, il mettere radici in un luogo torna ad essere così un gesto primario che ha come risultato la costruzione della dimora. Da un rudere é germogliata a poco a poco una forma architettonica aderente al luogo. La casa non é stata edificata, è cresciuta con i suoi abitanti, è venuta su in armonia con essi, con i ritmi della loro vita. I materiali da costruzione gli arredi e tutto il resto, sempre di riuso, non danno luogo ad un collage neo - dadaista bensì ad una volumetria sapiente e accogliente, un mondo armonioso ricostruito con i frammenti di armonia che altri preferivano abbandonare all'oblio. L'ospite assapora ignaro la sensazione che tutto sia sempre stato così sin dall'inizio, pure non può fare a meno di porsi degli interrogativi su come gli spazi siano nati e si siano articolati in una forma che, sebbene aderisca al paesaggio e per molti aspetti sembra una colonica toscana riadattata, porti in sé degli scarti interni che non permettono di collocarla come tale.