Ref:
Date:
Location:
Photographer:

Bruno Cora'

MICCIA L'ARTE DIVIENE CIO' CHE E'

Gli artisti contemporanei concepiscono l'intervento su opere d'arte preesistenti in natura, su quanto li circonda e costituisce qualcosa d'estrema importanza per loro anche in relazione all'arte stessa che li precede. La nomenclatura "miccia" l'arte diviene ciò che è", è piuttosto enigmatica ma la spiego immediatamente. La parola "miccia" che tutti conoscono, è qualche cosa che allude ad un elemento d'accensione di qualche cosa che dovrebbe, camminando, trovare un deposito di polvere d'energia che porta ad una deflagrazione. Questa iniziativa, eravamo nella prima metà degli anni 90, era sopravvenuta a causa di un diffuso malessere che si avvertiva nell'arte contemporanea. In seguito a problemi riguardanti, crisi ricorrenti, più o meno fondate o autentiche, nella possibilità stessa di realizzare opere, fare il proprio mestiere dal punto di vista degli artisti stessi.
Quindi uno sorta di sfiducia, d'abbattimento si erano introdotti nell'ambiente artistico tale che vedeva nello stesso momento la fuga di vari autori dell'azione artistica, verso una situazione di cambiamento, di metamorfosi, proprio come nei momenti di crisi.
Il sistema dell'arte contemporanea era in forte pregiudizio e rischiava di collassare.
Per tale argomento si riuniva tutta quanta la gamma degli attori di questo sistema. Gli artisti, i critici, i mercanti, i conservatori d'opere, i collezionisti, concepiti quasi alla stregua di un ingranaggio dove ognuno fa la sua parte e il sistema gira. In quel momento mi sembrò invece molto evidente che l'attore principale di questo supposto sistema, era ovviamente l'artista e se si faceva invece riferimento alla sua impossibile interruzione dell'azione creativa. Allora questo sistema in realtà non era in crisi, perché gli artisti continuavano o pensare e lavorare. Fu così che lo stesso mi misi come dire... nella mischia e feci una conferenza riguardante questa identità di protagonismo creativo che è quella dell'artista. In quel momento stesso, scattò in modo automatico una sorta di volontà di dimostrare che effettivamente la vitalità esisteva. L'azione artistica era integra e bastava offrire delle circostanze perché si manifestasse. Questa prima "miccia", che consisteva in una semplice conferenza nella quale io facevo delle dichiarazioni, assumevo delle responsabilità individuali, in quanto autore per quello che poteva essere il mio ruolo di scrittore.Questo contaminò effettivamente come una vera e propria "miccia", e accese questa volontà da parte degli artisti. In modo assolutamente spontaneo di settimana in settimana di mese in mese per un intero anno arrivarono al mio indirizzo una serie d'avvisi, più che proposte, degli artisti che avrebbero agito qui, là, altrove, sul territorio nazionale, non solo toscano o umbro dove in quel momento operavo. A vari livelli, in modo assolutamente autonomo, gli artisti si erano dati appuntamento e avevano progettato e realizzato opere sul territorio. In luoghi obsoleti, dimenticati che invece da quel momento venivano recuperati riscattati, tutelati e conservati di nuovo all'attenzione pubblica.
E così per esempio ricordo che per primo un artista, Jannis Kounellis diede un appuntamento a Mercatello sul Viatauro per una mostra di quadri, d'opere attorno ad un piccolo cimitero abbandonato. In un territorio quasi dimenticato perché territorio agricolo, in mezzo al grano altissimo. Questa piccola realtà religiosa civile del piccolo cimitero...ci saranno state quindici tombe, veniva improvvisamente risegnalata attraverso un'esposizione di opere attorno al muro di cinta esterno del cimitero. Vi assicuro che questa contaminazione fu notevole, tant'è che un mese dopo alle cave del passo del Furio, anch'esse cave che sono state il luogo della escavazione, prima etrusco, poi romana e poi rinascimentale, vi fu un'altra grande performance azione, scultura di Eliseo Matteacci. Poi ancora Paolo Icaro in una torre abbandonata nell'entroterra del territorio di Gravare.
Questa volta dedicando l'intervento a un aspetto naturale che è l'alveo di un fiume e quindi tutto quello che è paesaggio fluviale o foresta fluviale, come veniva allora chiamata dall'artista Evelien La Sud, che realizzò dei vasi di terracotta con all'interno delle rose dei venti fatte in rame che venivano abbandonate alla corrente e quindi deliberatamente perdute come opere.E così altri artisti per circa un anno continuarono questa preso di coscienza sul territorio. Questa volontà di possederlo di nuovo, dando un contributo sulle segnalazioni visto che il territorio è sempre vivo, respira.
Questa vuole essere la mia testimonianza, che in qualche modo è giusto restituire agli artisti la concezione di un ripristino di un'opera di questo genere. Il rapporto con il territorio, dal punto di vista dell'arte contemporanea, è un rapporto che si è rifondato e trova gronde sensibilità e interesse da parte degli artisti, che non sono come potrebbe sembrare solamente legati alla vanità dei grandi rapporti internazionali. Sono invece molti, moltissimi di nuovo gli artisti che si radicano in realtà territoriali che intendono contribuire alla ribonificazione di queste realtà. Quindi credo che vada, ovviamente tenuto conto del loro possibile contributo, che non solo appartiene all'antica famiglia dell'arte, dell'artigianato, di coloro che hanno messo mano fisicamente alle cose, ma una porta... una sensibilità che non è solo legata a quella del bene che deve essere ripristinato, ma all'insieme dell'organismo che lo circondo e quando dico all'insieme, dico anche alla storia di qualsiasi organismo che venga preso in considerazione. Credo che questa cupola, Semifonte e le vicende politiche dell'epoca, il problema delle guerre e delle battaglie, faccia parte integra della storia di un luogo nel bene e ne male e che l'abbia segnata. Credo che questo silenzio delle popolazioni, questo silenzio dei segni della natura e di tante altre manifestazioni che circondano i beni, sia un dato fondamentale;
Noi abbiamo una responsabilità: l'Arte di questo secolo si è misurata essenzialmente con qualche cosa che è invisibile e spesso anche indicibile a parole, però il segno artistico ha importanza perché è l'unico veicolo che serve a dare voce proprio a ciò che in realtà spesso voce non ha.
Cfr. "La cupola di San Michele Arcangelo progetti per Semifonte", 1999, ed.Aida, Firenze Bruno Corà pp.49-52.